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Imparare il Greco Antico

Benvenuto! Siamo qui per fare due chiacchiere e domandarci se e perché è utile imparare il greco antico.

Senza dubbio, mentre fanno Liceo Classico, quasi tutti si chiedono "chi me lo ha fatto fare?" ma poi, una volta finito, quando si passa all'Università o si va a fare tutt'altro, è altrettanto innegabile che quanto imparato lì rimanga con te per il resto della vita (o, per esperienza, almeno nei successivi 15 anni!).

Infatti, imparare il Greco Antico è come andare in bicicletta o quasi: dopo qualche anno non ti ricorderai ovviamente la grammatica o tutte le parole che avevi imparato ma, fidati, quando sentirai un termine con un'etimologia strana o farai un viaggio in Grecia, molte cose ti torneranno in mente.

Ma chiunque ti potrà sempre dire "beh? A cosa serve imparare il Greco Antico se non lo parla nessuno?".

Questo scetticismo nasce da un errore comune: ritenere il Greco Antico una lingua ormai sepolta nel passato. Ma non è affatto così.


Cosa significa Lingua Morta?


A nostro modo di vedere, la definizione di Lingua Morta è questa: una Lingua Cambiata così tanto da essere quasi irriconoscibile, ma non certo un vecchio arnese del tempo che fu, anzi, una lingua ancora molto attuale da cui, nei secoli, si sono evolute altre lingue.

Come diremo più avanti, le lingue come il Greco Antico non sono affatto scomparse, ma si sono evolute e trasformate, mischiandosi con mille altre influenze, fino a diventare le lingue che parliamo oggi in buona parte del mondo!

Ma allora a cosa serve studiare il Greco Antico?

Un attimo di pazienza...

Prima di (cercare di) rispondere alla domanda principale che ci siamo posti, è meglio porsene un'altra: “Perché è utile chiedersi a cosa serve studiare le lingue antiche?”.

Prima risposta:

perché è il caso di capire per quale motivo stiamo impiegando il nostro tempo sui libri, senza limitarci a dire “sennò chi lo va a spiegare alla professoressa?”.

Seconda risposta:

perché se non abbiamo un obiettivo per lo studio è difficile metterci l'impegno necessario, e a quel punto studiare diventa un peso, spesso insopportabile.

Detto questo, passiamo alla domanda principale, che è l'argomento di questo piccolo discorso.


A cosa serve studiare il Greco Antico?


Lasciamo completamente perdere l'ambito scolastico: è ovvio e banale rispondere a questa domanda dicendo “perché devo far bene la verifica”. Questa motivazione la diamo per scontata.

Bene, ma al di fuori dell'ambito scolastico a cosa mai potrà servire studiare il Greco Antico, che non è parlato più da nessuno, o il Latino, che è usato solo in rarissimi casi in ambito ecclesiastico o per qualche citazione colta o pseudo tale?

Prima di cercare una risposta, dobbiamo premettere che lo scopo non è certo quello di convincere tutti che il Greco sia cosa amena e meravigliosa: la passione per le “lingue morte” non è comune a tutti, come quella per le moto, per la cucina o per il giardinaggio!

Lo scopo è invece, da un lato, quello di discutere con gli appassionati della materia o con chi ci sia approccia da autodidatta, e, dall'altro, quello – ci auguriamo – di dare un obiettivo allo studio scolastico del Greco più utile e concreto del semplice “voto” che – mi rendo ben conto – non è una motivazione entusiasmante...


Ragione #1: L'eredità del Greco e del Latino.

Come dicevamo, quel che sta alla base dell'utilità di studiare il Greco, come il Latino del resto, è che le lingue morte sono sì morte, ma si sono poi “reincarnate” nelle lingue moderne ed il pensiero antico ancora ci influenza nel 2016.

Conoscere il Greco (ed il Latino) è fondamentale per conoscere e capire le lingue di oggi, dall'Italiano al Francese, dal Portoghese a parti dell'Inglese senza nemmeno risalire troppo all'indoeuropeo (che “wolf” e “lupo” vengano dalla stessa radice non è facile da vedere, ma fidatevi che è così!). Certo, il Cinese, il Finlandese ed il Giapponese magari no, ma, ad ogni modo, accontentiamoci.

Tramite l'evoluzione e la derivazione della lingua si trasmette un modo di intendere la realtà e le cose proprio di ciascun popolo: dunque, per capire il nostro rapporto con la realtà, vi direi che è necessario conoscere l'evoluzione della nostra lingua. Il medesimo discorso, ancora più forte, si applica se siamo interessati a capire la cultura dell'Antica Grecia: come possiamo capire i Greci o gli “Italiani moderni” se non sappiamo cosa significano davvero θυμός o ἀλήθεια”?


Ragione #2: L'etimologia delle lingue di oggi.

Anche se non siete d'accordo con la prima motivazione un po' “filosofeggiante”, potreste convenire che l'etimologia è di per sé un argomento interessante.

Forse siamo noi ad essere strani, ma sapere che “Periscopio” è costituito da “σκοπέω” + “περί” = “guardarsi attorno”, è curioso!


Parole che derivano dal greco antico


Proviamo a fare ancora qualche esempio: vi sfido a non trovare almeno un po' interessante l'origine di queste parole derivanti dalla lingua greca!

  • La parola “Cimitero” deriva da “κοιμάω/κεῖμαι” più il suffisso locativo “-τηριον”: cioè il “posto dove si mette qualcuno a riposare” o “si riposa”;
  • “Monaco” deriva da “μόνος”, cioè “uno che sta da solo”;
  • il termine moderno “Televisione” ha origine dall'avverbio “τῆλε” e dalla radice “ἰδ/wid” o più semplicemente chi ha inventato la parola pensava al latino “video”, cioè “vedere a distanza”: la televisione ci mostra infatti cose che stanno anche lontane;
  • lo stesso vale per il “Telescopio” che è una via di mezzo fra il “periscopio” e la “televisione”, col telescopio non ci guardiamo infatti “attorno” come col periscopio ma guardiamo “lontano”;
  • passando momentaneamente al latino, all'inglese e al tedesco, pensiamo a “Mouse” e “Maus”, che altro non sono che “mus, muris” duemila anni dopo;
  • o ancora dal greco: “Poligono” deriva da “πολύς” e “γόνυ”, cioè una “cosa dai molti angoli” o anche una “cosa dalle molte ginocchia”;
  • troviamo infatti “γόνυ” (o la variante “γωνία”) sia in “Goniometro” (una “cosa che misura gli angoli”) sia in “Ginocchio” o nel francese “Genou” e, con un po' più di fatica nell'inglese “Knee”, che indicano sempre il ginocchio: fra “g(o/e/i)n” e “k()n” non c'è una gran differenza;

Se questi piccoli esempi ti son piaciuti, ho una buona notizia: anche se non lo sai, ti piacciono il Greco Antico ed il Latino, basta che mentre li studi tu tenga a mente che si possono imparare molte cose curiose sulle lingue “moderne”, che poi altro non sono che una rivisitazione di quelle “morte”!

Attento però, quando ti troverai in classe durante una lezione, dovrai essere tu ad interessarti e a cercare informazioni qua e là. Se inizi non riuscirai più a smettere e – fidati – apprezzerai molto ma molto di più anche argomenti un po' più noiosi come gli aoristi e gli ablativi assoluti!




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